Uno  degli  esempi  di  Ottimizzazione  Fiscale  é  il  Trattamento  di  Fine  Mandato  (TFM)  interamente  deducibile  per  le  aziende.


Il TFM conviene all’azienda per la sua deducibilità piena e immediata delle somme annualmente accantonate, così come è deducibile il TFR dei lavoratori subordinati.
Il TFM conviene al percettore per la facoltà di optare per il regime della tassazione separata, in alternativa a quello ordinario


Cos'è il TFM

Il Trattamento di Fine Mandato, conosciuto anche come Indennità di Cessazione di Carica, è un accantonamento annuo a favore degli amministratori di società, da erogarsi alla cessazione del rapporto.
Questo compenso è una sorta di liquidazione, equiparabile all’indennità di fine rapporto prevista per i lavoratori dipendenti.
A differenza del TFR previsto per i lavoratori dipendenti, che è disciplinato dall’art. 2120 del Codice Civile, nel caso del TFM per gli amministratori non esiste un articolo del Codice Civile che ne stabilisca l’obbligo di applicazione o l’esatto ammontare, né tanto meno esistono disposizioni previdenziali o sindacali che possano sostituire o integrare le disposizioni di legge.
Tale strumento è pertanto di libera pattuizione tra le parti interessate, ovvero tra la società e l’amministratore o gli amministratori. 
Possiamo affermare che il TFM è una delle soluzioni più efficaci per rispondere alle esigenze previdenziali dell’imprenditore: è interessante valutare tale strumento, che finora risulta poco utilizzato specie nelle PMI, proprio dove si intende richiamare l’attenzione dei titolari d’impresa.
Il Trattamento di Fine Mandato è un compenso che gode di un regime di tassazione più favorevole rispetto al compenso ordinario e il cui costo è interamente a carico dell’azienda, che lo deduce interamente dalla propria dichiarazione dei redditi. 
Il TFM gestito attraverso gli strumenti adeguati ha il vantaggio di poter soddisfare le esigenze sia di risparmio che di protezione dell’imprenditore.

Caratteristiche del TFM

Oltre che agli Amministratori e ai Consiglieri di società, il TFM può essere attribuito ai Procuratori e in genere a tutti i collaboratori legati all’azienda da un contratto di collaborazione a progetto.
Il TFM può essere attribuito anche ai soci delle associazioni professionali che ricoprono incarichi amministrativi se previsti dallo statuto dell’associazione stessa.
Altre forme societarie che possono applicare il TFM sono le società di persone (S.n.c., S.a.s.), le società di capitali (S.r.l., S.p.a., S.a.p.a.), le società cooperative.
Il TFM conviene all’azienda per la sua deducibilità piena e immediata delle somme annualmente accantonate, così come è deducibile il TFR dei lavoratori subordinati.
Il TFM conviene al percettore per la facoltà di optare per il regime della tassazione separata, in alternativa a quello ordinario.

Informazioni per i commercialisti

Sicuramente i commercialisti già conoscono lo strumento del Trattamento di Fine Mandato.
E’ importante dire che normalmente, attribuito all’amministratore il compenso di fine carica, questo viene versato annualmente su un c.d. piano di accumulo, con vantaggi esclusivamente di ordine fiscale e di risparmio.
Nella soluzione da me adottata, invece, viene utilizzata una forma di investimento più adatta oltre alle classiche polizze.
Questo fa sì che vengano soddisfatte le seguenti esigenze dell’imprenditore, titolare della propria impresa (mi riferisco ad una delle oltre cinque milioni di PMI in Italia):

  • sigenze previdenziali e di investimento. Le somme versate confluiscono in un conto deposito separato dal patrimonio della Compagnia, per cui sicuro per legge (è una delle poche cose sicure rimaste. 
  • esigenze di protezione. La polizza “vita intera” che viene proposta copre “fin da subito” dai rischi di morte i familiari dell’amministratore da lui designati, o l’azienda stessa (c.d. polizza del Key man), con un consistente capitale; copre inoltre l’amministratore stesso in caso di Invalidità Funzionale Grave e Permanente, attraverso l’estensione della copertura precedente; il Living Needs Benefit (Beneficio in Vita): la liquidazione, se richiesta, del capitale assicurato rischio morte all’amministratore medesimo in caso di malattia terminale o necessità di trapianto di organo vitale senza il quale si determina un’aspettativa di vita di sei mesi o meno.
  • esigenze di liquidità. Accantonare annualmente quanto necessario all’erogazione del TFM.

La normativa fiscale ha previsto per il TFM l’applicazione di un regime di tassazione più favorevole rispetto a quello ordinario.
Inoltre la Corte di Cassazione Sezioni Unite Civili (pertanto inappellabile) con sentenza n. 8271 del 31 marzo 2008 ha sancito definitivamente l’impignorabilità e l’insequestrabilità delle polizze vita per l’amministratore, rendendo questi capitali intoccabili anche in caso di “default” dell’azienda. 
Considerazioni civilistiche
La vigente disciplina civilistica non prevede regole specifiche in merito all’attribuzione del TFM agli amministratori. Visto che il TFM riconosciuto all’amministratore rappresenta una forma di compenso che la società attribuisce all’amministratore stesso, spetta ai soci, al momento della costituzione della società o successivamente con delibera assembleare, stabilire l’eventuale attribuzione del TFM all’amministratore nonché la sua determinazione.
L’assunzione di un’adeguata delibera assembleare è necessaria sia al fine di escludere ogni possibile contestazione di natura civilistica, sia per legittimarne, come verrà detto più avanti, la deducibilità fiscale delle quote di TFM imputabili in ciascun periodo d’imposta.
Per quanto riguarda le modalità di quantificazione del TFM, di solito viene previsto l’accantonamento di quote annuali di importo fisso o legato al compenso ordinario dell’amministratore.
Considerazioni fiscali
Gli accantonamenti per il TFM sono fiscalmente deducibili se l’attribuzione del TFM è prevista dall’atto costitutivo o da una delibera dell’assemblea dei soci, in quanto concorrono alla formazione del reddito della società a condizione che siano conformi alle disposizioni legislative e contrattuali che regolano il rapporto, in armonia del combinato disposto dei commi 1, 2 e 4 dell’art. 105 del T.u.i.r. 
Peraltro, il rispetto della data certa di attribuzione del diritto all’indennità, data che deve essere anteriore all’inizio del rapporto, requisito richiesto per quanto riguarda il trattamento fiscale del percettore affinchè possa essere assoggettato, se più conveniente, a tassazione separata, così come prevede l’art. 17, comma 1, lettera c) del T.u.i.r., interessa anche la società in quanto, in mancanza del suddetto requisito, viene meno la deducibilità dell’accantonamento per indennità di fine mandato. La deduzione del relativo costo avverrà nell’anno di effettiva erogazione dell’indennità medesima, così come si è espressa l’Agenzia delle Entrate con risoluzione n. 211/E del 22 maggio 2008. Tale orientamento non è condiviso dalla dottrina come confermato dal Parere n. 1 del 9 gennaio 2009 del Cndcec e dalla Norma di Comportamento dell’Aidc di Milano, la n. 180 del 7 aprile 2011.
La norma di comportamento n. 125 dell’Associazione Dottori Commercialisti di Milano indica alcuni esempi idonei a fornire data certa:

  • l’estratto notarile del libro delle delibera assembleare interessata
  • vidimazione notarile del libro stesso ex art. 1, R.D.L. n. 1666/1937
  • notifica rituale della delibera all’amministatore (da parte dell’ufficiale giudiziario o mezzo equivalente)
  • convalida con la trasmissione della delibera a mezzo raccomandata non imbustata
  • registrazione della delibera all’ufficio del registro (c/o l’Agenzia delle Entrate)

Nel caso che la società stipuli una polizza assicurativa mista per far fronte all’impegno di erogare il TFM dobbiamo distinguere il caso in cui beneficiaria caso morte dell’amministatore è la società da quello in cui beneficiari sono i soggetti designati dall’amministratore stesso.
Nel primo caso le quote del premio assicurativo a copertura del caso morte sono costi sostenuti nell’esclusivo interesse della società (c.d. polizza del key man) e non costituiscono reddito tassabile in capo alla retribuzione dell’amministratore: per la società tale costo sarà deducibile anche ai fini irap. In caso di risarcimento il capitale caso morte entrerà a far parte del conto economico della società, nella voce sopravvenienze attive e tassato ex art.55 del “vecchio” Tuir.
Nel secondo caso le quote del premio assicurativo a copertura del caso morte sono costi sostenuti nell’esclusivo interesse dell’amministratore, di conseguenza i premi costituiscono “fringe benefits” costituenti reddito in capo all’amministratore. Per la società, tali costi saranno deducibili ai soli fini dell’ires.
In questo secondo caso, qualora la società abbia stabilito di indennizzare gli aventi causa dell’amministratore in caso di morte dello stesso, con apposita delibera assembleare, si potrà applicare il trattamento fiscale proposto dal Ministero delle Finanze con circolare n. 55/E del 4 marzo 1999.
Con sentenza n. 28585/2008 la Cassazione ha stabilito che l’Amministrazione Finanziaria non può sindacare sulla congruità dei compensi degli amministratori, anche se stabiliti in misura eccessiva rispetto alla dimensione ed alla redditività della società erogante, purchè risultino da delibera assembleare.